Di seguito alcune delle perplessità sul DM in oggetto:

  • Il comma 3 dell’art. 1 rinvia genericamente all’applicabilità delle disposizioni vigenti sulla protezione delle acque:si deve chiarire se nell’ambito del DM si indaga anche il suolo profondo e la falda (resta inteso, qualora l’evento contaminante lasci ragionevolmente presumere un loro coinvolgimento e/o vulnerabilità);  
  • Se sia nota  la mobilità in soluzione della contaminazione presente nel suolo prevedere l’elaborazione dell’AdR ambientale ai sensi dell’art. 242 comma 4 del TUA, per valutare eventuale rischio non accettabile per la falda per lisciviazione di contaminazione dal suolo?
  • Come si gestisce una eventuale contaminazione della falda, ovvero la non accettabilità del rischio ambientale (per la falda) derivante dalla contaminazione del suolo? e l’eventuale relativo intervento di bonifica con le procedure del TUA?
  • Sarebbe dunque necessario chiarire le modalità di valutazione degli effetti sull’ambiente della contaminazione nelle aree agricole, di provvedere ad un maggiore e  adeguato raccordo e coordinamento con le altre normative e procedure che riguardano direttamente e indirettamente la tematica “bonifica di siti contaminati”, in termini di misure di prevenzione, valutazione e gestione del rischio, di bonifica e risanamento, prevedendo se del caso dei rimandi alle procedure disciplinate dal TUA, parte IV, Titolo V, delle quali tra l’altro si attende un aggiornamento che, nel contempo, consentirebbe di rendere più coerenti le modalità di caratterizzazione e di valutazione del rischio per l’ambiente e la salute. Prevedere, quindi anche opportuni rimandi alla caratterizzazione di terreni e acque sotterranee prevista dal TUA, un aggiornamento delle Linee Guida sui gas interstiziali e la redazione di Linee Guida dedicate per affrontare le nuove esigenze tecniche poste dal DM, nonché la revisione delle Linee guida sulla elaborazione dell’Analisi di Rischio del TUA. In generale considerare l’occasione per riflettere sulle novità tecniche proposte dal DM per aggiornare opportunamente e coerentemente anche gli allegati al titolo v, parte iv del TUA.
  • Coordinare inoltre e se possibile il concetto di prevenzione che permea tutto il TUA, raccordando le normative relative alle misure di prevenzione, VIA, AIA, danno ambientale, bonifiche e risanamento.
  • Sarebbe opportuno specificare chiaramente se per il suolo profondo le CSC sono quelle del DM o quelle del TUA ed analogamente le CSC delle acque sono quelle del TUA, qualora debbono essere indagate; nonché ad esempio chiarire se le analisi sul suolo vanno effettuate sul passante al 2 mm e riferite al tal quale, comprensivo di scheletro.
  • Chiarire se il decreto si applica alle aree “utilizzate” per le produzioni agroalimentari (comma 2 art.1) o anche già “destinate” (lettera a , comma 1, art. 2). Se, come appare, l’applicazione riguarda anche le aree destinate ovvero quelle dove non sono presenti colture in atto da campionare e quindi “frutti” da analizzare e ai quali applicare la valutazione del rischio, chiarire la necessità di procedere ad una produzione mirata in loco o in  aree appositamente allestite, con il terreno e le condizioni ambientali in studio, per ottenere i prodotti da campionare. In questo modo si ricorda si è agito nei siti indagati prima dell’approvazione del decreto.
  • L’Allegato 1 –  “… caratterizzazione…” si riferisce solo al suolo superficiale e non già ai prodotti ne alle acque di falda, per i prodotti e per le sole acque di irrigazione l’indagine è riportata all’Allegato 3 relativo alla Valutazione del rischio, il campionamento composito si applica solo alle aree omogenee con una certa previsione di profondità di indagine, per le aree non omogenee sono previste/suggerite tutta una serie di indagini anche indirette calibrate fino ad una certa definita e diversa dalla precedente profondità. Forse sarebbe opportuno valutare di rinviare la definizione delle indagini all’evento in grado potenzialmente di contaminare che si è verificato. Aree apparentemente omogenee con riferimento al solo suolo superficiale potrebbero nascondere “sorprese”. Importante è la “storia” del sito, il cosiddetto Modello concettuale preliminare del sito nella definizione delle indagini. Come ci si comporta con le sostanze non previste dal decreto, che invece sono correlate all’evento verificatosi? L’agricoltore in relazione all’evento nuovo o storico che sia se le individua da solo e/o con l’esperto professionista a cui si rivolge?
  • Verificare la coerenza del DM con le previsioni del decreto “Fanghi” di prossima emanazione relativamente alle concentrazione ammesse per lo spandimento.
  • Chiarire che le fasi (da 1 a 3) per condurre la valutazione del rischio di cui all’allegato 3 sono opzioni alternative in relazione agli elementi/dati disponibili e non “fasi-step”.
  • Il DM prevede che le procedure siano attuate oltre che dal soggetto responsabile anche dai soggetti interessati richiamando l’art. 245 del TUA, non è chiaro, se rileva anche l’art. 250 del TUA (Bonifica da parte dell’amministrazione).
  • Analogamente, le ulteriori previsioni del TUA restano valide: ordinanze, ricerca responsabile, oneri e privilegi speciali; è previsto l’intervento pubblico etc.? ad esempio, per le aree agricole fortemente impattate da attività industriali ubicate in aree limitrofe, in mancanza di iniziativa dei proprietari e/o conduttori, come si procede?
  • Ripensare e approfondire il recepimento nazionale del principio comunitario/europeo di chi inquina paga fatto proprio dal legislatore nella disciplina della bonifica dei siti contaminati (titolo v, parte iv del TUA), in particolare con riferimento all’art. 253 del TUA.
  • Pur sicuramente per operare una semplificazione amministrativa, il DM non prevede approvazioni, se non in fase di progetto di bonifica, tuttavia una condivisione di indagini da effettuare sul suolo sarebbe comunque opportuno, in particolare quando l’evento contaminante è storico, o non è riconducibile al proprietario/conduttore dell’area, o non è chiaramente noto, ovvero è riconducibile ad attività industriali fortemente impattanti operate da terzi non necessariamente note al proprietario.
  • Il tempo di 90gg che intercorre tra la comunicazione di cui al comma 1 dell’art. 3 e la presentazione dell’eventuale progetto di bonifica di cui al comma 1 dell’art 5 potrebbe non essere sufficiente a condurre tutte le indagini, in particolare nell’eventuale necessità di procedere alla coltivazione di prodotti agricoli da campionare, se l’area in studio è incolta, per valutare l’eventuale presenza di contaminanti e il rischio associato al consumo.
  • L’Analisi e la caratterizzazione del suolo sembra essere finalizzata al solo scopo di avviare le procedure del DM, la valutazione del rischio infatti in tutte le tre metodologie, tutte in modalità diretta, prospettate utilizzano solo i dati di caratterizzazione dei prodotti, intese come Concentrazione rappresentativa del contaminante nel prodotto e i dati sul consumo di alimenti per “voce alimentare”, a tal proposito desta non poche perplessità la mancata definizione nel DM dei  valori di accettabilità del rischio sia come HI che come Rfd ovvero SF per le sostanze cancerogene, nelle metodologie 2 e 3 individuate dall’allegato 3. Chi li fissa i limiti, l’esperto a cui l’agricoltore di rivolge, mancando un momento di condivisione con gli enti?
  • Si hanno in generale perplessità sull’affidare l’avvio del procedimento, e quasi tutto il suo svolgimento, alla completa iniziativa del proprietario conduttore dei terreni, che spesso potrebbe anche non sapere che si è verificato, ovvero è in corso, un evento in grado potenzialmente di contaminare, ed ad un sistema di controlli pubblici a posteriori con tutte le sue difficoltà di operare. Si ricordi che inizialmente il DM prevedeva l’avvio di ufficio (Regione) delle indagini in relazione ai dati presenti nelle anagrafi regionali dei siti da bonificare e in relazione all’ubicazione (buffer) delle aree agricole rispetto a “situazioni” impattanti in grado potenzialmente di contaminare.

Si ringrazia, apprezzando moltissimo l’iniziativa che da voce a tutti.

Ing. Basile Annamaria – Funzionario Regione Puglia

Ing. Basile Annamaria

Funzionario PO “Programmazione, pianificazione e monitoraggio in tema di siti contaminati di interesse regionale e nazionale e amianto”
Regione Puglia

Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere pubbliche, Ecologia e Paesaggio
Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche
Via Gentile, 52 – 70126  Bari