Molte aziende, istituti di ricerca e ARPA, vedono il phytomanagement come una delle biotecnologie che applica concretamente il concetto di economia circolare nell’ambito della bonifica dei siti contaminati. Tuttavia, la normativa attuale, non disponendo di disposizioni di raccordo tra la parte IV Titolo V e la parte V (Allegato X) del D.Lgs. 152/2006, non consente una semplice gestione del processo tecnico –amministrativo ed autorizzativo.
Uno degli aspetti più sostenibili del phytomanagement consiste nel “chiudere il cerchio” mediante l’impiego della biomassa prodotta, compensando in questo modo anche i costi di bonifica; per questo risulta quanto mai necessario approfondire e normare gli aspetti tecnico – giuridici relativi alla biomassa prodotta da fitorimedio che ne possano consentire l’impiego come prodotto e non come rifiuto. Il vuoto normativo descritto costituisce una evidente perdita di opportunità soprattutto in situazioni di scarse risorse finanziarie, come nel caso di siti “orfani” a carico della Pubblica Amministrazione.
Per le ragioni sopra esposte si propone un intervento ministeriale volto alla definizione di chiari ambiti di impiego per le attività di phytomanagement.
Andrea Sconocchia – Arpa Umbria